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Ai codici bianchi

Non voglio diventare come te, medico giovane (hai solo tre o quattro anni di contributi previdenziali più di me, santo dio, e come me quasi tutta la vita professionale davanti, ancora) scazzato all’inverosimile. D’accordo che oggi sei di turno ai codici bianchi, e so benissimo che i codici bianchi non hanno niente di niente e stai solo lavorando al posto del loro medico di base (che di solito non c’è, o non poteva ricevere, o poteva ricevere solo stasera ma stasera c’era la partita), che la maggior parte di loro neppure sa spiegarti in modo intelleggibile il motivo per cui è venuto, per motivi di lingua (“io no riuscire dormire, io occhi chiusi e quando apro occhi….così!” – e fa un gesto con la mano che si apre verso il basso davanti al petto. Glielo richiedi, gli giri la domanda, lo imbocchi con dolore? bruciore? fiore che sboccia all’ingiù? ma quello continua a giocare al mimo senza dare la soluzione. Magari è un gesto internazionale che non conosci, magari in Bangladesh è chiaro a…

Il paziente modello

Ma veniamo a un capitolo importante e didattico di questo nostro. Vi illustrerò come comportarvi se volete essere un paziente gradito al vostro medico: perché è il primo passo per poter guarire. Fidatevi. I medici lavorano meglio se hanno davanti pazienti che gli piacciono. Come i professori, checchè se ne dica: fanno le preferenze, eccome. Lasciate perdere quelle storie che fare il medico è una missione, che abbiamo avuto tutti la vocazione da giovani, che lo faremmo anche gratis eccetera: balle. Il medico è un mestiere. Bello, stimolante, oltremodo appagante, ma rimane un lavoro, non una missione. Altrimenti facevamo i missionari, non credete? Quindi: gioco di ruolo. Voi siete i pazienti e noi i medici, e dobbiamo interagire secondo delle regole. Il paziente modello, innanzitutto, è educato. Quell’educazione un po’ retrò. Saluta, ha dei modi delicati, mostra rispetto già solo per il camice. Risponde alle domande con un discorso semplice e logico, non divaga mai, non espone le sue …

Non so

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Non so, improvvisamente mi sembra tutto stupido. Non sopporto la stupidità, la superficialità anche solo apparente (lo so, può sembrare un controsenso ma intendo: non dico che chiunque sembri superficiale lo sia davvero, non dico che non abbia pensieri, e problemi, e sensibilità, e serietà accettabili. Però solo il fatto che li celi e che faccia apparire solo il lato stupido non mi piace). Non li ho mai amati particolarmente, ma all’improvviso sinceramente detesto i gruppi di whatsapp fini a sè stessi, quelli senza informazioni di servizio ma solo usati per condividere stupidità, frasi, immagini, notizie futili. Che son cose che si fanno anche dal vivo, è vero, ma dal vivo riesce più facile e diretto sentirle futili e riempitive. Per iscritto (e questa d’altraparte è esattamente la forza degli scritti, da che mondo è mondo) acquistano molta più pesantezza e serietà, sembrano più importanti quando non lo sono. Scripta manent, d’altronde: non avevano torto quelli là. In quei gruppi funz…

Sulla musica classica e moderna (un tentativo)

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Ogni volta che ascoltava musica classica (che le veniva il pallino youtube-mediato di musica classica, bisognerebbe dire, della durata variabile da qualche giorno a un paio di settimane) (così come il pallino del metal, il pallino del jazz, della musica dei cartoni animati, dei musicisti di strada, degli accompagnamenti sotto le canzoni, tutto tranne la techno e la dance e, beh, tante altre, in effetti) le veniva da pensare che con la musica classica era come se si fosse esaurita tutta la musica possibile, tutte le combinazioni, tutto ciò che si poteva dire con la musica (l’allegria, la tristezza, la rabbia, la curiosità, e via sostantivi all’infinito), era così vasta che ogni volta scopriva qualcosa di nuovo (perfino di non detto dagli autori o di non inteso dagli intenditori, le piaceva pensare, ma non voleva rischiare di scadere nelle frasi fatte da varietà Rai). Solo che così pensando diventava ridicolo il voler continuare a fare musica, da parte di noi moderni. Perché continuar…

Animali (una riflessione a caldo)

(Tutto ciò sembrava morto, lo so, anche a me. Per informazioni, rivolgersi a qualcun altro.)

Forse, anzi, quasi sicuramente, chi non ha né ha mai avuto animali non capisce. Lasciate perdere pesci rossi, criceti e canarini: quelli non contano, quelli son soprammobili – con tutto il rispetto. Cani e gatti: con loro ci si instaura davvero un rapporto, ci si comunica. Molto meglio che con molti umani, ma questo è un altro discorso. Chi non ci ha mai avuto a che fare seriamente spesso non lo concepisce, dice “ma è solo un cane…”, e c’è da capirli, ma che mi credano: un rapporto. Non come fossero una persona, ma quasi, davvero, fidatevi. Lo so che è un cane, ma lo so con un’accezione diversa dalla vostra. Dovreste provare, per capire. Non siate arroganti. E così, tu che hai sempre avuto qualche felino in giro per casa, a volte più a volte meno, dovresti sapere come vanno poi le cose. Ma il destino ti aveva sempre protetto, fin’ora un addio non c’era mai stato, il gatto usciva di casa come a…

Questa sì che è una notizia /3

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Il cervello nella pancia

Poi succede che muori. Niente di male, eh, anzi, è la volta buona che dire “lo fanno tutti” ti scagiona veramente da ogni responsabilità. Però sarebbe carino farsi trovare subito da qualcuno. Non giocare a nascondino. Chè poi diventi verde-grigiastro, gonfio, la tua pelle si sfalda come la pellicola trasparente. E a qualcuno tocca guardarti. Di più: annusarti. Chè la vista sarà anche il senso forte, tra tutti, ma ormai, in questo mondo di tecnologia supersonica siamo abitutati a tutto. Fra un po’ ci misureremo anche la vista in megapixel. Abbiamo visto Il silenzio degli innocenti, abbiamo visto ER, CSI etrucchi ed effetti speciali di altissima qualità, che sembrano veri. Non c’è più molto che ci fa impressione, visivamente. Ma l’olfatto è un’altra storia, non sono ancora riusciti a riprodurlo, nessun tablet ha un’app a riguardo: gli odori sono ancora tutti autentici, e finchè non ne hai sentito uno non puoi immaginarlo. E quando marcisci, di odore ne fai uno che non si sente da nessu…