lunedì 14 novembre 2011

Del governo tecnico (per come lo intende un'ignorante)

(Attenzione: post a elevato contenuto di ingenuità!)
A me questa cosa del governo tecnico piace un sacco. Proprio la parola: governo tecnico. È talmente bella che ti viene da chiederti com’è che invece tutti gli altri governi non lo sono – tecnici. In fondo, a pensarci: dovrebbe essere insito nel concetto di governo, quello di essere tecnico. Almeno per come intendo io, da profana ignorante che la mattina legge a malapena il Metro, la parola “tecnico”: e cioè competente, valido. Poi magari vuol dire un’altra cosa e sbaglio tutto, ma a me sa di quel significato lì. C’è una cosa da amministrare che si chiama Stato; ci sono tanti aspetti di questa cosa, tanti e difficili, grossi, anche intricati tra loro, che si chiamano Giustizia, Istruzione, Lavoro, Sanità, Economia eccetera, e per farlo ci si affida, pensate un po’, non solo a persone brave nel gestire e amministrare, ma anche competenti ciascuna nel proprio campo. Dei filosofi-re. Come ministro dell’istruzione si prende uno che ha fatto per anni il professore e conosce quali sono i problemi e quali le virtù e ha anche idee e talento per sapere come poterle applicare. Alla giustizia si mette un avvocato esperto che sa a memoria i numeri degli articoli di tutte le leggi di tutti i codici (faccio per dire, lo so che non è questo il punto, ma è solo che siccome sono ignorante la mia concezione di “avvocato=lavoro difficile” è davvero approssimativamente questa); alla sanità un medico esperto con specializzazione in Burocrazia, e così via. Cioè, è una cosa intelligente. Come a scuola: dove il professore laureato in Lettere lo mettono a insegnarti italiano, non fisica. È una cosa naturale. E proprio perché naturale forse lo davamo per scontato, e ci siamo accorti solo adesso – adesso che tutti lo chiamano tecnico – che allora forse prima non lo era. Forse prima era un governo imbecille, boh. Mi sento talmente ingenua, a contrapporre così il concetto di tecnico a quello di politico. (Ma in effetti, a vedere il primo titolo del giornale che parla del nuovo governo tecnico e dei suoi primi passi, e il sottotitolo che parla di quegli altri, quelli vecchi, che aprono il parlamento padano, lì sì che la “politica” ti sembra davvero imbecille. Ma davvero davvero.) So benissimo di avere una concezione molto ingenua delle cose. Però davvero, da sempre, non so partire che da lì. Dai concetti base, gli ideali-base mi verrebbe da dire anche se può sembrare un ossimoro, che poi vanno declinati pian piano. Magari arriverò a settant’anni a capire un decimo di quello che gli altri sembrano padroneggiare spavaldi oggi, ma saprò di non aver perso nessun passaggio, e di non essere stata fra quelli che per “partecipazione politica” intendevano tirare monetine e stappare bottiglie. (Sintetizzando la politica italiana: da Piazzale Loreto siamo passati al Meazza. Non questa grande evoluzione.)
Adesso che c’è questa (ingenua) prospettiva qua, di un primo ministro noioso e si spera coscienzioso, di tanti sconosciuti omini-filosofi-re che tengono le redini perché sanno come si fa, adesso personalmente l’idea che invece si sarebbe potuto anche andare alle elezioni – con i soliti simboli, le solite campagne, i soliti insulti – sarò ingenua ma mi fa venire la nausea.

2 commenti:

  1. Mi trovi assolutamente d'accordo. Io stesso mi sono chiesto perché non sia sempre così e, al contrario, questa gente sia estratta dal cilindro solo come salvatutto quando serve. Non si potrebbe esonerare i politici come gli allenatori, se non filano dritto? Del resto, stringendo, i datori di lavoro dei politici saremmo noi elettori.

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  2. purtroppo per tecnico non si intende come lo intendi te, inoltre i filosofi-re come li chiami te sono professori, nati per insegnare e non governare un governo..
    però chissà.. magari sono in grado di fare il miracolo che tutti ci aspettiamo..

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