domenica 13 novembre 2011

Miocardio ibernato (The pilot)

C’è una condizione, in medicina, che si chiama “miocardio ibernato”, in cui per una cronica insufficienza del flusso sanguigno una zona del cuore perde le sua capacità contrattili, pur essendo conservata l’attività metabolica – quindi non essendo tessuto “morto”.
Diciamo che mi sento più o meno così. Mi rendo conto che probabilmente verrà percepita dall’opinione pubblica come una cosa brutta; ma, per esempio, il solo fatto di aver trovato una metafora così a me la fa sembrare un po’ meno brutta. A volte mi capita anche di trovare belle le cose brutte. Non so a voi. Comunque non sono qui per dare spiegazioni.
Era solo per dire che in qualche modo sono tornata, su un blog che per ora sembra nuovo di zecca e poi si vedrà. Non garantisco assolutamente un aggiornamento regolare né assiduo: sarebbe come dire che la mente lavora in modo regolare e assiduo: giammai. Magari invece ci cambierò più volte l’immagine, giusto perché siamo quelli che l’esteriorità non è tutto: viva le contraddizioni.
(E forse è anche bello che cominci proprio oggi, oggi che, almeno simbolicamente – ma speriamo anche sostanzialmente – in Italia comincia finalmente una nuova era, dopo quella finita ieri sera nel buio di una macchina lucida che scendeva dal Colle più bello e solenne di Roma, e a noi generazione nati-con-B si prospetta davvero il tanto auspicato futuro-senza-B, si spera, eccetera eccetera.)
Volevo chiamarlo “in qualche modo”, perché è così che si va avanti, perché il modo giusto non lo si sa mai. O “né in cielo né in terra”, più o meno per lo stesso senso di precarietà. Oppure “ho tutto in testa ma non riesco a dirlo”, perché... O anche “In the backseat”, per la splendida canzone degli Arcade Fire. O in mille altri modi. O "diesis", perché un diesis sembra sempre storto, inizialmente, e poi subito capisci che invece è giustissimo. Perché, come dicono i Mercanti di Liquore in quella canzone, “noi siamo i figli storti nati dentro un’osteria, e riusciamo a respirare pur essendo in Lombardia”. Perché forse un diesis è una sorta di augurio.
E poi sì, ci starebbe bene un Manifesto, per cominciare, una Carta dei principi fondamentali, tipo quella della Costituzione o il decalogo dei futuristi, non so: sulla deplorevole facilità alla capitolazione nel diario-mode, l’inevitabile pesantezza della parola scritta, la virile saldezza di un buon punto e virgola, cose così. Sarebbe bello. Riproporsi tante belle cose in un tripudio alla coscienza. Ma ho già perso troppo tempo nel capire come impostare questo cacchio di nuovo blog. (Per chi usa Firefox o comunque può, consiglio personalmente un paio di clic sullo zoom +.)
Ci metto solo questo sospiro di Adriano Meis che un po’ fa sempre bene, e via così.

“Beate le marionette,” sospirai, “su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi! Non perplessità angosciose, nè ritegni, nè intoppi, nè ombre, nè pietà: nulla! E possono attendere bravamente e prender gusto alla loro commedia e amare e tenere sè stesse in condiserazione e in pregio, senza soffrir mai vertigini o capogiri, poichè per la loro statura e per le loro azioni quel cielo è un tetto proporzionato.” (L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal)

4 commenti:

  1. sicchè è solo una specie di trasloco :) (aggiorno il feed, oh yea!)

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  2. Aggiorno il link, dunque? Ma non rischi di perdere tutto il passato, se splinder chiude e non hai esportato nulla?

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  3. Anyway: mi piacciono sia il titolo sia l'immagine. Il che, come inizio, non guasta.

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