venerdì 2 dicembre 2011

Eurasia ed Estasia

Quando vedo dei ragazzi agghindati in modo superobbediente alle ultime linee-guida della moda, mi viene in mente 1984 di Orwell. Quella cosa della guerra in corso alternativamente con l’Eurasia e con l’Estasia, e del repentino cambio di schieramenti che non viene fatto notare, che viene presentato dal regime senza fare una piega e facendo scomparire in un lampo tutto ciò che potrebbe provare che prima il nemico e l’alleato erano invertiti.
Quando andavo a scuola io (chiedo scusa per la cerimoniosità fasulla dell’anti-giovanilismo che obiettivamente so di non potermi troppo permettere, ma è solo per dire: qualche anno fa, ma non troppi), per esempio, l’Eastpack lo si doveva portare molto basso, con le fasce delle spalle allungate al massimo: il raccordo fascia imbottita-cinghia era al limite, tanto che spesso si sfilava e toccava sistemarlo, e veniva a trovarsi sotto l’ascella; lo zaino doveva cadere sul sedere. Se lo portavi in modo diverso, più in alto come voleva la mamma ché se no non era salutare per la schiena, non stavi bene, non eri moderno, eri uno sfigato – ditela come volete –, in un modo abbastanza assoluto. I pantaloni erano a zampa d’elefante, e poteva capitare che una professoressa venisse denigrata più per i pantaloni a sigaretta che per le domande di trigonometria.
Oggi l’Eastpack a dire il vero sta un po’ passando di moda, oggi c’è il The north face, mi pare. Oggi lo zaino va portato in alto, ben aderente alla schiena – che è davvero più salutare come diceva la mamma, ma non è questo il punto. Il punto è che quattro o cinque anni fa i ragazzi di oggi, coi loro pantaloni stretti praticamente incorporati alla pelle e i maglioni lunghi fino a mezza coscia, sarebbero stati tutti sfigati, mentre oggi non lo sono, anzi, oggi sono quelli cool, quelli giusti, non so come si dice. Le regole sono cambiate radicalmente e tutti fanno finta di non accorgersene, tutti si adeguano, tutti convincono e si convincono che quello che si mettono è quello che gli piace, che se lo mettono per quello; ciò che alle ragazzine piace, nei loro discorsi sulle maratone di shopping che fanno ridacchiando dietro le banconote della mamma, è guarda caso sempre quello che comanda l’ultima moda. Sono davvero molto flessibili. Prima piaceva assolutamente così, oggi piace senza alcun dubbio cosà, e nessuno ci trova da ridire, e nessuno ha mai visto il pezzo in mezzo. L’Oceania è in guerra con l’Estasia: l’Oceania è sempre stata in guerra con l’Estasia.
Boh, mi viene in mente questo.

2 commenti:

  1. Io difficilmente compro qualcosa alla moda. Di solito arrivo con tre, quattro anni di ritardo. E le cose, vuoi per cura, vuoi per fortuna, tendono a durarmi una cifra. Oggi per esempio per uscire mi sono messo un paio di Nike argentate di una mia foto del 2002. Uguali, spiccicate.

    Il punto vedi, cara signorina, è che le cose che mi stavano bene dieci anni fa mi stanno bene ancora. La moda cambia, io a occhio e croce sono sempre lo stesso. Il mio rischio, semmai, sarà di possedere qualcosa che coi flussi e riflussi sarà già di moda con qualche anno di anticipo.

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  2. Benissimo, volevo giusto dire qualcosa come questo.

    (Però spiegami come fai a comprare roba che non è di moda: i negozi non vendono altro. Anche solo per pigrizia, alla fine ci si adegua anche controvoglia: ci vuole più tempo e attenzione a trovare qualcosa di fuori moda, e allora tanto vale, sarebbe quasi "modaiolità" al contrario. No?)

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