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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2012

Gli uccelli

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Così, per scacciare l’inquietudine da giorno prima dell’esame, succede che ti imponi di guardare Gli uccelli – chiodo scaccia chiodo, dicono. Nella prima metà sbadigli, sonnecchi e ti fai una cioccolata. Quando finisce la cioccolata il crescendo di Hitchcock sta finalmente venendo fuori. L’avevi visto di sfuggita anni fa, probabilmente neanche tutto intero, e ricordavi bene l’effetto apocalisse. Lo ricordavi in bianco e nero, però, ma non importa. (Secondo me era un film da bianco e nero, comunque, amplificava l'angoscia.)
Poi – siamo nativi digitali, noi, dicono – occhiatina a wikipedia, per approfondire. (Beati quelli che capiscono bene un film, o quello che volete, senza consultare wikipedia, perché di essi è il regno dei cieli.)
Gli uccelli sono degli animali tanto belli ed eleganti da vedere volare in cielo, quanto brutti e spigolosi da vedere da vicino, e da accudire quando ne salvi uno dall’attacco mezzo riuscito di un gatto: non abbiamo proprio questo gran rapporto, con gl…

Se la normalità diventa eroismo.

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(Beppe Severgnini è uno di quei giornalisti che la dicono sempre così bene, così giusta, così pronta – sembra ogni volta che avesse lì l’articolo da tempo, scritto con calma dopo lunghe riflessioni, e aspettasse solo il momento di pubblicarlo –, che riescono ad essere pungenti ed educati ma mai sbruffoni e mai retorici, così tanto, insomma, che dopo un po’ ti viene anche da provare una punta di invidia, e di roderti un po’ perché magari l’avrai pensata anche tu qualcosa del genere, ma cavolo, lui arriva sempre prima, e sempre meglio.
Allora tenti un esercizio: leggi il titolo e ti fermi lì, e prima di leggere il suo, di articolo, scrivi il tuo. Così, per lo sfizio personalissimo di anticiparlo, una volta tanto.)

Era successo anche per quel calciatore di serie B che aveva rifiutato duecentomila euro per una combine e, anzi, aveva denunciato l’accaduto: convocato in nazionale, invitato alla cerimonia del pallone d’oro, diventato di fatto eroe nazionale. Il tutto a causa di un gesto che…

Dei tifosi che tifano e degli scandali che scandalizzano

Io, che non sono questa grande tifosa, vorrei dire una cosa. Anzi, chiedere. Più o meno: come si fa a tifare ancora una squadra dopo tutto quello che è venuto fuori, è dal 2006 che viene fuori roba, e non ha ancora smesso. Cioè, proprio fisicamente: come si fa? Si accende la televisione, si stappa la birra, si entra in trance e va tutto come prima? Com’è possibile? Lo “scandalo calcioscommesse” è uscito più o meno a dicembre, mi pare, e poi c’è stata la pausa per le feste. Lì erano tutti più o meno scandalizzati dallo scandalo, dall’aver visto Doni tentare di scappare dai carabinieri, dal pensarlo in una di quelle celle sovraffollate che ci dicono – e, senza personalismi, un po’ era bello vedere che qualcuno “dei cattivi famosi”, finalmente, ci va davvero in carcere. I giornali scrivevano titoli grossi, qualcuno confessava qualcosina, si veniva a parlare di Singapore e di mafie: c’era di che scandalizzarsi, effettivamente, e una volta di più pensare che chiamarlo ancora sport è dison…

Era un asociale

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Era un asociale. Aristotele gli era sempre stato precisamente antipatico, infatti. Tendeva ad allontanarsi dai suoi simili (non c’era altro modo di chiamarli: li guardava come si guardano delle gazzelle in un documentario sulle gazzelle, con l’unica differenza che, purtroppo, specchio docet, era gazzella lui stesso) senza altro scopo che quello di allontanarsi dai suoi simili. E così rientrava nella definizione, ma poi lui in realtà stava benissimo, con sé stesso, davvero, nessun problema con la gazzella che era in lui. Erano gli altri, che lo annoiavano.
Era un asociale perché gli altri lo annoiavano. Era un asociale perché non aveva bisogno di stare vicino a, parlare con, empatizzare con – qualcuno. Davvero: nessuno. Era un asociale perché gli altri non lo capivano mai come lui avrebbe voluto, né lui capiva loro come loro avrebbero voluto. Era un asociale perché nel diagramma di Eulero-Venn, l’insieme intersezione era sempre pressochè vuoto.
Era un asociale perché si chiedeva perchè…

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Lo Yin e lo Yang