martedì 17 gennaio 2012

Dei tifosi che tifano e degli scandali che scandalizzano

Io, che non sono questa grande tifosa, vorrei dire una cosa. Anzi, chiedere. Più o meno: come si fa a tifare ancora una squadra dopo tutto quello che è venuto fuori, è dal 2006 che viene fuori roba, e non ha ancora smesso. Cioè, proprio fisicamente: come si fa? Si accende la televisione, si stappa la birra, si entra in trance e va tutto come prima? Com’è possibile?
Lo “scandalo calcioscommesse” è uscito più o meno a dicembre, mi pare, e poi c’è stata la pausa per le feste. Lì erano tutti più o meno scandalizzati dallo scandalo, dall’aver visto Doni tentare di scappare dai carabinieri, dal pensarlo in una di quelle celle sovraffollate che ci dicono – e, senza personalismi, un po’ era bello vedere che qualcuno “dei cattivi famosi”, finalmente, ci va davvero in carcere. I giornali scrivevano titoli grossi, qualcuno confessava qualcosina, si veniva a parlare di Singapore e di mafie: c’era di che scandalizzarsi, effettivamente, e una volta di più pensare che chiamarlo ancora sport è disonestà e ipocrisia. Così come nel 2006, si prospettava una sorta di svolta: la gente non può essere così infantile, dopo tutto questo, da crederci ancora. La mania per il calcio sbiadirà, d’ora in poi, è inevitabile, i tifosi si sentiranno traditi, manipolati, sono loro le vittime. Non si tratta di generalizzare: lo sappiamo bene che probabilmente la maggioranza di tutti quelli che lavorano in serie A non c’entra niente, non sono mica tutti marci dal primo all’ultimo, va bene. Ma rimane il fatto che i pochi marci rovinano tutto il sistema, tutti gli altri saranno anche innocenti, ma intanto l’insieme non è più credibile. È questo che importa. È questo che dovrebbe scandalizzare il cittadino, animare il giornalista, tradire profondamente il tifoso (anche quello di squadre non coinvolte) e, in definitiva, perderlo. Io, almeno, credevo così.
Poi la pausa natalizia è finita e il campionato è ricominciato identico a prima. Il tifoso guarda ancora la partita con lo spirito di un bambino, la voglia di vedere la propria squadra che vince e l’altra che perde, l’avversario che si fa male e il proprio portiere che para il rigore. Come se si fosse dimenticato tutto. O anche, peggio: come se: lo scandalo è scandaloso, sì, ma si parla di partite dell’anno scorso. Ora quelli pagheranno, e noi si torna tranquilli a tifare. E io dico (sempre senza generalizzare, ma solo per una questione statistica: non si son mai visti dei cattivi che una volta arrestato qualcuno di loro si spaventano della polizia e diventano buoni, al massimo si faranno più furbi): il problema, purtroppo, è che queste cose vengono fuori troppo dopo: l’anno dopo, due anni dopo: è troppo. Sembrano robe vecchie, quel 2–2 tra Vicenza e Civitavecchia (per dire) uno non se lo ricorda neanche più. Ma intanto, due anni fa, ci aveva tifato su, ci aveva visto la pubblicità, ci aveva comprato la maglia di tizio, ci aveva magari scomesso. È impari, la situazione. (Sembra come quando nei film americani l’avvocato fa apposta a dire una cosa maliziosa che poi il giudice dice “la giuria non tenga conto dell’ultima affermazione”. Ma la giuria è fatta di uomini, non di automi, e intanto, verbale o non verbale, l’hanno sentito.) Poi la gente si dimentica di pensare che forse quelle cose lì successe due anni prima, forse stanno succedendo ancora adesso solo che le indagini non le hanno ancora scoperte. Guarda la partita e vede solo quella, non riesce a vederci tutto il resto in filigrana, è più forte di lui. E allora viene da tifare come prima, da fare l’abbonamento a Sky come pirma, perché le partite sono così appassionanti da vedere, certi gol così spettacolari, e questo soppraffà il resto, perché siamo bambini con la bocca aperta di fronte a una rovesciata, e nient’altro. (Anzi, forse peggio: qualcosa magari la vede, o la vuole vedere, tipo questa, ma solo per rimpolpare le solite polemiche interne, cosiddette “sportive” tra le tifoserie, e niente di più.) E finchè siamo così ipocriti, che ci scandalizziamo e intanto continuamo a guardare le partite, siamo parte anche noi del meccanismo criminale esattamente come quelli là a Singapore. E finchè non lo capiamo in tanti, finchè continuiamo a dargli corda e soldi, il calcio rimarrà religione di stato.

4 commenti:

  1. risposta del saggio zen: "la vera verità è che c'è un ponte sospeso tra la l'alta torre della stoltezza umana e l'alta torre della bellezza assoluta dei gol di Roberto Baggio, della rovesciata di Bressan al Barcellona, delle rimonte al 93esimo, dei lanci a tagliare il campo direttamente sul piede del compagno in corsa, del sudore di un qualsiasi terzino"

    La parte poetica, irrazionale ed emotiva mi sembra troppo importante perché si possa davvero compiere il passaggio che indichi.
    Che è anche la ragione per cui di tanto in tanto mi domando se il pallone è schiavitù o liberazione.
    Continuo a pensarci..

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  2. è vero, son d'accordo, ma mi chiedo appunto questo: com'è possibile (quasi da un punto di vista "metabolico", dico), che la parte emotiva sia così forte da non sentirsi tradita lei stessa, come fa a non venirne fuori almeno un po' intaccata, come fa a fidarsi - letteralmente - di quel sudore?
    Forse sto solo sbagliando nel pensare che le vittime finali di tutto siano i tifosi...

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  3. no, oddio, non hai idea: avevo impiegato venti minuti a ri-rispondere e poi ora mi rendo conto di aver perso tutto a causa del sistemino di sicurezza (dovevo mettere il codice captcha, kaiser!)
    sono affranto.

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  4. io li odio quei cosi lì (anche perchè li sbaglio in una quota notevole di volte...), ma non saprei come toglierlo, nelle impostazioni non trovo niente

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