venerdì 24 febbraio 2012

Ricominciamo dalla scienza

Va bene, è lunghissimo e parla di quella cosa chiamata fisica che tutti a scuola odiavate, lo so. (Perché invece la Divina Commedia si capiva anche a occhi chiusi, no?)
Però io devo segnalarlo.
Lo diceva Socrate, mi pare, che conoscere le cause delle cose è una gran cosa.

Anche le opinioni vere, finchè restano, sono cose belle, capaci di realizzare tutto il bene possibile; solo che non acconsentono a rimanere per lungo tempo, e fuggono via dall'anima umana, per cui non hanno un gran significato, a meno che non s'incatenino con un ragionamento fondato sulla causalità. Ma proprio in questo consiste l'anamnesi. Se collegate, esse dapprima divengono scienza e, quindi, cognizioni stabili. Ecco perchè la scienza vale più della retta opinione: la differenza tra scienza e retta opinione sta, appunto, nel collegamento. (Menone, XXXIX 98a)

(Ai tempi, quando, forse solo per una causa contingente che non sto qui a dire, ero rimasta folgorata dal vecchio barbuto, avevo esplorato quella zona della biblioteca contrassegnata con “Filosofia” e avevo scoperto che come si poteva prendere in prestito Il diario di Bridget Jones, allo stesso identico modo si poteva fare con i famosi Dialoghi di Platone i cui titoli bisognava imparare a memoria per scuola. E non erano rilegati in oro, sembravano libri normali. Allora ne presi uno, credo a caso o probabilmente in base al numero delle pagine, e addirittura copiai qualche stralcio che ritenevo opportuno. Follie giovanili. Ma non preoccupatevi: ho smesso.)

Non voglio dire che per giocare a calcio, né che per guardarlo, né tanto meno per apprezzarlo, bisogna studiare la cinematica. Voglio solo dire che è un passo in più, facoltativo. Ma è tremendamente stuzzicante. È indubbio che, a capirle, le cose diventano necessariamente più belle. È un cambiamento tuo, interno, una nuova predisposizione. Sapere che le cose belle succedono perché devono succedere. E perché, ad essere bravi, le si può far succedere. 
Adesso dov’è che non è umana, la scienza?

3 commenti:

  1. Magnifica riflessione, la migliore letta finora, cui si può aggiungere qualcosa per stuzzicare la fame di bello, che è anzitutto una fame di criterio. Infatti poiché la bellezza ha dei fondamenti quantitativi (oltre che qualitativi), e si gioca nella relazione, allora se ne deduce che la buona conoscenza proiettata verso una maggiore capacità di bello può sanare chi ne partecipa e creare un gioco virtuoso di costruzione del bello. Christopher Alexander direbbe "Making wholeness heals the maker". Ora, il punto è che se in gioco vi è così tanto, allora è importante saper distinguere i criteri che innalzano al bello nell'osservazione e nell'azione, da quelli che mistificano ogni propensione umana a tale missione. Dunque, mi permetto di dire che al bello non si giunge solo inqualchemodo, ma perLaVia. E non è facile, perché dall'amore per le intuizioni liceali, si deve passare alla scommessa su tutto verso un grande tesoro da conquistare a piccoli passi. E non da soli.

    Un sorriso.

    Uomo perLaVia

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  2. Io sono dell'idea che la scienza sia nata un po' per questo: un magnifico strumento al servizio dell'umanità, nato dall'umanità. E' la tecnicità con cui a volte è insegnata che - temo - la raffreddi un poco. (Ad ogni modo, non so se hai notato la maglia e la acconciatura del giocatore che tira nel link che hai postato. Non credo sia un caso).

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  3. Io ritengo la scienza sia magnifica (non parlo di utilità, parlo di bellezza: lo è quando spiega l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo.)
    L'esperienza estetica è basata sui sensi, ma l'uomo non arriva a tanto. Allora la scienza mette delle pezze che possono allargare i limiti della conoscenza e fanno gongolare le menti, anche quelle dei poeti.
    Per il resto: scienza buh!!!
    (a proposito di gol dal calcio d'angolo: http://riotvan.net/articoli/39-l_ascensione_di_roberto_baggio)

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