venerdì 16 marzo 2012

Eroi di un tempo strano


(Di quando ti senti andata così avanti da aver fatto tutto il giro ed essere di nuovo indietro. Le nuche in fila. E le frasi in cui non ti senti di metterci un verbo. Quella felicità instabile di quando sai che a cena ci saranno i ravioli ricotta e spinaci, ma senti anche che non può ridursi tutto lì. O quando per qualche attimo non ricordi il motivo per cui sei felice, e tremi perchè hai paura che ti stia sbagliando. Un po’ come la geografia vista dal treno, le prime volte, in cui vedi le strade solite ma senza esserci sopra, ed è strano. Come le parolacce in bocca ad un pacato e adorabile sessantenne, come stonano. Di quelli a cui non guardi l’anulare ma lo dai per scontato, per necessariamente e universalmente giusto. E vorresti mettere in corsivo ogni parola. Col rischio di passare per ermetismo, questa incomprensibilità che si sente è l’unico modo, è un quadro di Monet. È l’indescrivibilità, perché non lo sai cosa c’è da descrivere, o da narrare. È strano, quasi fosse la stranezza stessa. Quella di un sogno bello che può perseguitarti tanto quanto un incubo. È una malattia nuova, l’aver paura di una parola. O il sentirti un novello Sansone, che è la maglietta che indossi a infonderti forza. E l'aria sopra le spalle non ti pesa, colonna lunga fino allo spazio, cammini leggera. E aver voglia di dire le cose che non si possono dire, per una giustizia universale e pura, senza interessi né umani giudizi, togliere tutti gli occhiali. Indagare ogni sguardo diverso dal tuo, ogni sorriso che esplode dalla serietà. Oltre le barriere, telepatia. Ogni tanto puntare non alla rivoluzione, ma alla ricostruzione. Ogni tanto sentire il sangue in equilibrio. Come un professore quando si è spiegato benissimo, che dice non so se mi sono spiegato.)

3 commenti:

  1. Questa sorta di flusso di coscienza mostra un desiderio ancora poco lucido di dare ordine a tante valide intuizioni, e di ricercare le corrette priorità. Vi sono salti logici dal particolare all'assoluto, che non rendono molta giustizia alla scrivente. Dico assoluto, e non universale, come farebbe L.B. Alberti, a sottolineare il doppio salto logico un po' falsato di questo genere di note sparse verso un tema che da distrattamente descrittivo diventa perfino morale, e che da intuitivo diventa confuso.

    Con ciò, al di là di cosa possa pensare il lettore più o meno capace di interpretazione della contingenza psichica, credo che l'autrice meriti un po' più di clemenza e attenzione da se stessa; un doveroso atto di normalità in questo tempo, prima che di eroicità.

    Uomo perLaVia

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  2. (ok, vediamo se col prossimo ho fatto meglio, e magari arrivo al sei meno meno)

    caro uomoperlavia, due cose non capisco (oltre a chi tu sia ma non è importante): come alle 6.56 del mattino si possa scrivere siffatti periodoni articolati, e come si possa pensare che li si capisca la sera quando si torna a casa stanchi.... ;) comunque grazie per l'attenzione

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  3. Cara inqualchemodo, dev'esserci un problema di sincronia tra l'orologio del sito e l'orario effettivo di pubblicazione. Ben mi guardo dallo scrivere in orari notturni o esageratamente mattinieri, anche se mai capitasse l'occasione, se non altro perché non sarebbe un gesto cortese nei tuoi confronti.

    In merito alla modalità espressiva, l'influenza ciceroniana è una deformazione (rectius declinazione) professionale, ma ritengo tu sia abbastanza preparata in materie classiche per compiere adeguato discernimento sui contenuti, anche alla sera... ;)

    Ho deciso di prendere a cuore i tuoi pensieri e di dare indicazioni dove meritevoli di sviluppo, dato che nel vivace gruppetto dei blogger in cui sei circuitata emergono caratteristiche degne di nota.

    Questo giudizio ha fondamenti oggettivi, che non attengono a mere qualità intellettuali. E' apprezzabile il desiderio di sintesi nello sguardo sul mondo, la delicatezza di certe sfumature in cerca di più precisi contorni, l'insoddisfatta e costante manifestazione dei criteri più intimi che sono alla radice della tua persona. Chi fa questo, e si presta al confronto, chiede un'attenzione che non posso non concedere, data la rarità.

    E poi vi è una questione soggettiva: leggo una certa ruvidità caratteriale e un modo (falsamente) scostante di presentarsi a "sangue freddo". E' una dote femminile che di solito cela grandi tesori, che meritano cure. Non rendere giustizia a tutto questo, con discrezione e pari distanza, sarebbe sbagliato, non credi?

    Uomo perLaVia

    p.s. In merito a "chi" sia, chi cerca trova.

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