domenica 4 marzo 2012

La luna (una sorta di collage)

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!




Dicono che i testi dei Verdena siano messi lì più per musicalità che per significato, o che abbiano più significati, o che vogliano nasconderci il significato. Io non lo so, so solo che non solo con i Verdena ma anche con molti altri mi piacerebbe poter chiamare al telefono l’autore e farci due chiacchere, chiedergli un bel po’ di cose. Credo che faccia parte del gioco, in fondo.
Quindi, io ho deciso che questa non è una canzone d’amore, e che luna è la Luna davvero e non è una personificazione. E che, come Leopardi andava a rimirarla pieno d’angoscia per la travagliosa sua vita, così anche qui la Luna ha il potere speciale di annullare le paure: e sotto la sua luce addirittura giova la ricordanza del dolore nonostante persista ancora. Forse proprio perché rischiara ma allo stesso tempo distorce le ombre e le cose, nel bene e nel male (le cose diventano angeli, ma anormali e poi cadono), ti fa sentire padrone di un posto che tanto di giorno non c’è, e fa risultare il mondo così diverso da come lo dipinge il sole, violento e facile. Everything under the sun is in tune, but the sun is eclipsed by the moon, dicevano quei quattro ragazzi inglesi (non quelli, gli altri). Di giorno potrete anche sentirvi a posto, ma attenti a essere sicuri che sia tutto lì. Perché poi la Luna arriva a spettinarvi, a muovere le maree, a crescere le piante e slogarvi le certezze illuminate: è distorsione, distrazione, è forza. In fondo è pazzia, volevano dire. In fondo, niente conta. Di notte, sotto la Luna, sia col gelido battidenti invernale sia con l’apprezzatissima frescura estiva, non conta più niente. Di giorno non ce ne si accorge. (Come d'estate il mare d'inverno: lui è ancora lì davanti perfetto, solo che non lo vediamo perchè siamo distratti.) Di notte invece si capisce che può anche crollare tutto, ed andar bene lo stesso, è come aver davanti il mare: cioè l’infinito, il tutto, dunque la propria anima, noi stessi. E non si può essere che onesti, nessuno è disonesto con sé stesso. 

(PS. Nello scrivere il post ho cliccato per sbaglio sul tasto della correzione automatica: pare che Blogspot se la senta di trovare un bel po' di errori a Leopardi.)

4 commenti:

  1. Quali profondità raggiunge l'animo umano grazie al gruppo orobico! :P
    Comunque anche per me "Luna" si riferisce all'astro e non a una quale puella. E tra parentesi la adoro, questa canzone.

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  2. Beata la donna che tiene la luna sotto i suoi piedi.

    Unomo perLaVia

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  3. ari, c'è quasi da diventare patriottici, eh?

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