lunedì 17 settembre 2012

(e pensare che questo blog non voleva essere un diario)

“Prenditi il diritto di sorprenderti” dicevano i Marlene Kuntz.
O forse sarà anche l’effetto del Brufen, che se lo prendi per un nonnulla, solo per sfizio, sembra quasi metanfetamina.
Sta di fatto che, a volte capita, stai bene.
(E anche un treno lungo, con mille fermate una dietro l’altra, e riconoscere chissà perchè l’albergo della gita di terza media in cui non avevi dormito nulla un po’ per l’emozione della prima gita cum nocte e un po’ per il continuo passare di quei maledetti treni di là dalla strada, anche quello non pesa. Mare gallerie e poi pianura pianura città.)
Settembre che incalza, i bambini che tornano a scuola e tu che lo assapori diversamente, più tranquillo, probabilmente l’ultimo settembre, se vogliamo vederla così. Non per i maya. Incalza la voglia di tornare, di rendere in questo modo le vacanze più giuste. Di tornare a poter provare quella sensazione di quando si torna a casa la sera, dopo un giorno pieno in cui si è fatto quello che si doveva fare e lo si è fatto magari bene (e non c’entra lo stipendio, che non c’è, né le tasse universitarie, c’entra il Necessario), e fare entrare il paesaggio dal finestrino e farci scorrere su musica e storie, senza impegno. L’attesa di tutto questo, come l’attesa del prossimo viaggio.
La riscoperta della speranza – sembra il titolo di un nuovo best-seller.

1 commento:

  1. L'attesa...
    Ai bambini bisogna insegnarla. Non la praticano più. La dribblano. Vanno direttamente alle offerte speciali.
    Che uomini saranno?

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