mercoledì 24 ottobre 2012

Simplicio e Salviati (dialogo sopra i sinistri sistemi)

ELETTORE 1 «Rottamare è giusto. L’Italia fa odore di muffa, di acqua stagnante: vecchie burocrazie, vecchi poteri castali, vecchi privilegi. Ci vuole uno scrollone. Ed è più facile che lo dia uno che ha trent’anni: ha più energia, è meno condizionato dal passato. Matteo Renzi è il primo vero leader post ideologico e post novecentesco della politica italiana. Non ha le incrostazioni mentali della nostra generazione, e per questo si fa capire da tutti, e per questo toglierà una caterva di voti non solo al Pdl ma anche a Beppe Grillo.»

ELETTORE 2 «Non sono per niente d’accordo. Nella parola “rottamare” non c’è niente di rivoluzionario, solo il tentativo di trasformare in voti l’incazzatura popolare. E poi avere trent’anni non è un merito in sé: conosco trentenni che sono cinici e furbi come vecchi marpioni, e ottantenni che hanno il candore di un ragazzo. La rivoluzione non si fa all’anagrafe: si fa cambiando mentalità e modo di comportarsi. Io non ne posso più delle leadership personali, del mito dell’uomo della providdenza che da solo risolve le crisi. Preferisco Bersani perché voglio votare per uno schieramento, per un gruppo di persone, non per l’ennesimo demiurgo. Essere di sinistra significa votare per un’idea collettiva, non per un capo.»

ELETTORE 1 «Ha parlato Carlo Marx. Visto che la butti tanto in politica, lo sai qual è la cosa più di sinistra che si potrebbe fare in questo paese? Premiare il merito. Il programma di Renzi vuole premiare il merito. In Italia, che è il paese delle rendite di posizione e dei figli di papà, sarebbe una rivoluzione mai vista. Il figlio del povero deve avere le stesse possibilità del figlio del ricco. Che cosa c’è più di sinistra di questo?»

ELETTORE 2 «Ha parlato Steve Jobs. Premiare il merito è giusto, ma una sinistra vera deve premiare anche i perdenti. Gli ultimi, come direbbe Vendola. Perfino gli immeritevoli, aggiungo io. Basta con l’idea vecchia come il liberismo che il mondo si salva se si salvano i primi. È molto più moderno il socialismo, che pensa che o ci salviamo insieme, o non si salva più nessuno.»

ELETTORE 1 «Io non ti ho mai interrotto, ti prego di non farlo neanche tu. Matteo Renzi porterà a votare per il Pd un sacco di elettori di centrodestra delusi, ti fa così schifo? Ma è possibile che tu non ti accorga che i vecchi dirigenti del Pd hanno paura che l’afflusso dei nuovi elettori possa metterli in minoranza? La politica è per definizione cambiamento. La nomenclatura del Pd non ha paura per il futuro del partito, ha paura per il proprio futuro.»

ELETTORE 2 «Fino a adesso hai parlato solo tu, ora prova ad ascoltare anche me. Una sola domanda: tu andresti a votare alle primarie del centrodestra? Io no, così come un democratico americano non andrebbe a votare alle primarie dei repubblicani e viceversa. Sarebbe uno spettacolo tutto italiano e molto italiota vedere un leader di sinistra eletto alle primarie coi voti degli elettori di destra.»

ELETTORE 1 «E allora prova a governare da solo coi voti della Fiom, se sei capace.»

ELETTORE 2 «E tu, prova a governare con la benedizione di Marchionne, se ne hai il coraggio.»

ELETTORE 1 «Che fatica discutere con te. Tutto quello che non riesci a incasellare nelle tue categorie lo rifiuti. La sai una cosa? Stai diventando vecchio, e non mi hai convinto neanche un po’.»

ELETTORE 2 «E tu la sai una cosa? Chiami vecchio tutto quello che non ti fa comodo e non ti torna utile, e non mi hai convinto neanche tu.»

(Michele Serra, Che tempo che fa del 8.10.2012)

domenica 7 ottobre 2012

Un mondo fatto di corpi

Con un sentiero di clic che non saprei riprodurre, tra preferiti, feeds, link, mouse col singhiozzo, sono finita qua. E mi è venuto da scriverci su. Soprattutto: “si ride con la pancia, si sorride con la testa.” Che all’inizio l'avevo letto proprio letteralmente, e mi ero ricordata di tutte quelle volte in cui a me sembra davvero di sorridere ma lo sto facendo solo nella testa, e il viso è invece come imbalsamato in una maschera di cera, e non sorride. All’inizio non ci facevo caso, chissà quanto tempo ero andata avanti così, e invece poi viene Pirandello e Vitangelo Moscarda a istillarti il tremendo Pungolo della Vetrina, del non potersi veder vivere dall’esterno, e quando ci si scorge per caso muoversi naturali in una vetrina, subito ci si ri-imbalsama automaticamente. Da lì in poi detesti tutte le vetrine, i finestrini delle macchine parcheggiate, gli specchi in tutti i posti che non sono bagni, e ti sforzi in ogni occasione di metterti di fronte a te stesso e spiarti. O forse, se sei normale e sicuro di te e soprattutto occupato in altro, forse no. Comunque, era per dire che a volte mi capita di sorridere nella mente ma di accorgermi da sola che le labbra sono rimaste nella loro posizione di riposo. È tremendo scoprirsi così poco corporei in un mondo fatto di corpi.
Poi invece lì non parlava proprio letteralmente, di testa e di pancia, ma comunque lo segui lo stesso. (Non ti sei mai chiesta perché ridesse Monna Lisa, anzi, ti è sempre stata un po’ antipatica, effettivamente, Monna Lisa. A pelle. Come quelli che hanno gli occhi troppo vicini, per dire, o la voce troppo stridula: poi magari sono simpatici, ma all’inizio, a pelle, ti stanno antipatici. E poi è piatta, sempre uguale a sé stessa da che mi ricordi, come l’avevo ricopiata a tempera alle elementari, sfumando il cielo dietro e dando le curve giuste alla stradina sterrata, piatta come le foto dei morti: mai piaciute le foto dei morti – e anche quando li hai conosciuti vivi e te li ritrovi morti in una foto, la foto non riesci tanto a guardarla. Meglio i video nella testa, che hanno anche l’audio e tutto.)
E lo so che potrebbe sembrare snob dire che non ho mai visto Fantozzi e nemmeno me ne viene voglia ma preferisco incunearmi nelle righe sottili di Basta che funzioni, ma Gramellini poi parla dello “scudo con cui deviare i colpi del destino” – e i giornalisti editorialisti sono fatti apposta per ripararcisi dietro, quando non si sa come concludere da soli.