sabato 13 maggio 2017

Non so

Non so, improvvisamente mi sembra tutto stupido. Non sopporto la stupidità, la superficialità anche solo apparente (lo so, può sembrare un controsenso ma intendo: non dico che chiunque sembri superficiale lo sia davvero, non dico che non abbia pensieri, e problemi, e sensibilità, e serietà accettabili. Però solo il fatto che li celi e che faccia apparire solo il lato stupido non mi piace). Non li ho mai amati particolarmente, ma all’improvviso sinceramente detesto i gruppi di whatsapp fini a sè stessi, quelli senza informazioni di servizio ma solo usati per condividere stupidità, frasi, immagini, notizie futili. Che son cose che si fanno anche dal vivo, è vero, ma dal vivo riesce più facile e diretto sentirle futili e riempitive. Per iscritto (e questa d’altraparte è esattamente la forza degli scritti, da che mondo è mondo) acquistano molta più pesantezza e serietà, sembrano più importanti quando non lo sono. Scripta manent, d’altronde: non avevano torto quelli là. In quei gruppi funziona così: uno posta un link o un’immagine col commento e d’infilata partono le risposte con risate lunghe minimo una riga, lunghe file di faccine uguali o combinate, commenti come “muoio” o “pazzesco” o “fantastico”. Come odio quei "muoio" e quelle due righe di risata e di faccine per una cosa che sì, fa sorridere o magari anche ridere di gusto: ma solo per un attimo, e l’attimo dopo stai già facendo le tue cose, quelle sì importanti. Allora perché non dare alle cose il loro giusto peso? Perché devi scrivere due righe di “ahahahahahahahah” quando basterebbe un “ahah” onomatopeico e simbolico? C'è differenza, fidatevi. Perché metterne cinque di punti esclamativi? Sembra che se uno non esagera, in qualsiasi cosa, quella cosa non stia esistendo, non abbia una possibilità. In tutto: per divertirti devi ubriacarti, o per lo meno renderti un bel po’ brillo, devi uscire la sera e per forza fare tardi. Non importa se a te oltre a passare qualche ora con gli amici diverte molto anche e altrettanto dormire abbondantemente: il dormire è per tutti un’opzione secondaria, l’importante è fare tardi, a priori: è insito nella definizione di uscire la sera. Mentre uscire la sera in sé vorrebbe dire: uscire la sera. Non so se sia colpa di Milano, o se non c’entri niente. Ma davvero sembra che se non fai qualcosa di interessante, nel weekend, di insolito o di socialmente intenso, allora non stai facendo niente. 
Questi pensieri mi ronzano in testa da un po', e un paio di settimane fa ecco che su Internazionale me li trovo davanti, più o meno detti come li avevo pensati, forse un po' più angoscianti considerando la prospettiva un po' più economicheggiante dei miei.
Una delle più subdole insidie dell’approccio al tempo basato sull’efficienza è che cominciamo a sentirci obbligati a usare anche il nostro tempo libero in modo “produttivo”, come se godersi il tempo libero per amore del tempo libero (non dovrebbe essere questo il punto del tempo libero?) non fosse sufficiente. E così ci ritroviamo a viaggiare in posti sconosciuti non per il puro piacere del viaggio ma per arricchire il nostro archivio mentale di esperienze o il nostro account Instagram. Andiamo a camminare o a correre per tenerci in forma, non per il piacere di stare in movimento. Affrontiamo i compiti che comporta l’essere genitori già ossessionati dal successo dei futuri adulti che speriamo di plasmare. (Internazionale del 27/4-4/5/2017, numero 1202, anno 24)

1 commento:

  1. Fantastico!!!!! Hai ricominciato a scrivere!!!1! :-D :-D :-D
    No, davvero, scusa ma il superlativo è d'obbligo: è una bellissima notizia. Anzi due: che scrivi ancora, sempre cosa buona per tutta internet, e che scrivi in un posto che conosco, dove ti posso almeno leggere. E così sentire un po' meno la tua mancanza. Che si sente sempre, non esagero. Bentornata.

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