sabato 15 luglio 2017

Il paziente modello

Ma veniamo a un capitolo importante e didattico di questo nostro.
Vi illustrerò come comportarvi se volete essere un paziente gradito al vostro medico: perché è il primo passo per poter guarire. Fidatevi. I medici lavorano meglio se hanno davanti pazienti che gli piacciono. Come i professori, checchè se ne dica: fanno le preferenze, eccome. Lasciate perdere quelle storie che fare il medico è una missione, che abbiamo avuto tutti la vocazione da giovani, che lo faremmo anche gratis eccetera: balle. Il medico è un mestiere. Bello, stimolante, oltremodo appagante, ma rimane un lavoro, non una missione. Altrimenti facevamo i missionari, non credete? Quindi: gioco di ruolo. Voi siete i pazienti e noi i medici, e dobbiamo interagire secondo delle regole.
Il paziente modello, innanzitutto, è educato. Quell’educazione un po’ retrò. Saluta, ha dei modi delicati, mostra rispetto già solo per il camice. Risponde alle domande con un discorso semplice e logico, non divaga mai, non espone le sue conclusioni sbilenche ma solo le premesse, non azzarda ipotesi, non anticipa mai il medico. Prima di venire ha studiato a memoria tutti i farmaci che prende e che ha preso in passato, le malattie e i ricoveri che ha avuto, e ne allega una documentazione al tempo stesso concisa ed esauriente, ordinata ma non ripetitiva. Attenzione però a non esagerare nell’ordine e presentare uno schedario della polizia militare: la troppa meticolosità partorisce il dubbio della patologia psichiatrica, magari non conclamata ma presente e subdola, che minerebbe per sempre la vostra credibilità. (Perché sì: i medici non solo fanno le preferenze ma mettono anche le etichette, e subito. Hanno i pregiudizi.)
Il paziente modello si sveste veloce e senza vergogna perché comprende che il medico vuole essere comodo nel visitarlo (per eventuali signore imbellettate all'ascolto: niente body, vi scongiuro. Il body è la kryptonite del medico). Soprattutto, essendo che vede corpi nudi tutti i giorni dai primi anni di università un capezzolo in più gli fa lo stesso effetto di una nuova guerra in Africa, della pioggia a Londra, della biro che ha nel taschino. Lui ha affrontato e brillantemente superato il problema ai primi anni di università, dunque il vergognarsi di fronte al medico equivale a togliersi di dosso tutta la maturità dell’età adulta e in più a comunicargli che non lo considera un superuomo senza sesso ma una persona qualunque sull’autobus. Rischioso, ve lo dico.
Il paziente modello per nessun motivo al mondo studia su internet la sua patologia prima di andare dal medico, nel modo più assoluto. Non nomina mai, neanche sotto trabocchetto, la parola internet, non si mostra esperto né usa terminologia che usano i medici. Non mette alla prova il medico, non gli lancia sfide di confronto con colleghi, non pretende né reclama ma domanda e impara con tono umile e mesto. Delle risposte del medico si fida ciecamente.
Importante: il paziente modello ha parenti modello.
I parenti modello del paziente modello sono pochi, uno o due al massimo. Sono educati. Anche loro si distinguono per stringatezza e lucidità. Sono persone a modo, di una cultura adeguata, vestono in modo consono al luogo. Non mangiano pizzette mentre parlano col medico (*). Tendenzialmente, nella guerra medico-paziente, danno ragione al medico. Non assillano il medico di domande. Non vengono a chiedere informazioni fuori dall’orario di visita. Non vengono a chiedere informazioni tutti i giorni. Conoscono le tempistiche con cui ci si aspetta un certo esito di un esame, il miglioramento o il peggioramento di un certo aspetto clinico. Fondamentale: conoscono la differenza tra medico curante e medico di guardia, e non disturbano quest’ultimo mai – se non per salutarlo riverenti e veloci mentre passa in corridoio.
Il paziente e i parenti modello capiscono prontamente e alla perfezione ciò che il medico sta dicendo loro, sanno cosa significa flogistico, idiopatico, eteroproduttivo; sanno che nell’italiano dei medici “lesione” vuol dire tumore, “verosimile” vuol dire certo, “negativo” vuol dire che va bene.
Al medico piace non solo sentirsi utile (questo sì, se vogliamo, motivo sincero e nobile per cui ha scelto medicina) ma decisamente sentirsi adulato, stimato, sentirsi migliore. Il camice bianco è la sua maschera da supereroe, in fondo.
Ora, spero bene che emerga da queste righe l’ironia che ho voluto metterci appunto per evitare che si dica che do ragione a una delle parti. Io do ragione a entrambi, invece: sempre per la storia del gioco di ruolo, che è vera. Mica ci si improvvisa medici o pazienti. Che ci siano delle regole è sacrosanto. Il problema nasce quando nessuno dei due si impegna a girare la scacchiera e guardare le regole dal dietro. Come in ogni altra interfaccia sociale della vita, d’altra parte. 

* cosa davvero successa, giuro.



Nessun commento:

Posta un commento